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Quando possiamo davvero definirci soddisfatti della performance del nostro portafoglio?

Data pubblicazione: 29 luglio 2025

Autore: Eugenio Vicari

Eugenio Vicari
Uno strano bias comportamentale.

Una domanda tanto semplice quanto profonda:

"Quando possiamo davvero definirci soddisfatti della performance del nostro

portafoglio?"

Forse penserete subito alla risposta ovvia: quando guadagna di più. E in apparenza la questione sembrerebbe chiusa qui. Ma se osserviamo più da vicino, ci accorgiamo che, ogni volta che numeri e natura umana si intrecciano, la verità tende a essere molto più sfumata, ricca di sfaccettature... e persino di paradossi.


Facciamo insieme due esempi concreti.

Nel primo, immaginiamo l’investitore Marco. Siamo nell’anno X, l’indice azionario globale – l’ACWI (ALL COUNTRY WORLD INDEX) segna un +10%.

Marco controlla soddisfatto il suo portafoglio: grazie a qualche intuizione azzeccata ha raggiunto un +12%. Un risultato eccellente!

Ma ecco che arriva l’amico Alberto, col suo +20%, pronto a sottolineare con orgoglio la performance ottenuta e a suggerire che Marco “si è perso l’occasione”.

Tutto d’un tratto, il risultato di Marco, motivo di orgoglio pochi attimi prima, si trasforma in una sensazione di opportunità mancata.


Secondo scenario: Marco, stesso anno, stesso indice globale (+10%). Attraverso uno studio attento e una selezione personale dei titoli, Marco chiude con un +9%. Meno dell’indice, è vero.


Eppure, la soddisfazione personale del “ce l’ho fatta con le mie strategie”, la consapevolezza del

lavoro fatto su misura, lo fa sentire comunque appagato.

Non è solo una questione di numeri: si tratta di valore personale, di crescita, di percorso.


Cosa ci insegnano questi esempi? Che nella valutazione del nostro portafoglio la matematica e le emozioni sono indissolubilmente legate.

Sì, i numeri contano, ma ancora di più conta ciò che quei numeri rappresentano per

ognuno di noi – le aspettative, le emozioni, il confronto con gli altri.


La finanza comportamentale ci ricorda spesso che non esistono risultati “neutri”. Il paragone con il vicino di casa, il bisogno di dimostrare qualcosa agli altri o a noi stessi, il piacere della scoperta personale.

Tutto questo pesa, a volte anche più dello 0,5% di differenza rispetto all’indice.


E qui entra in gioco la vera domanda: qual è il vostro vero termine di paragone? L’indice, l’amico, le vostre aspettative personali, o il percorso che decidete di fare per crescere come investitori e come persone?


Uno spunto: il rischio, quando la soddisfazione passa solo dal confronto, è quello di restare sempre un po’ insoddisfatti – anche davanti a risultati oggettivamente buoni. Forse è tempo di cambiare prospettiva, e imparare a valutare la performance non solo con la calcolatrice, ma anche con la bussola delle nostre motivazioni profonde.

Ma perché spesso fatichiamo a essere davvero soddisfatti dei nostri risultati, anche quando sono oggettivamente buoni? La risposta, almeno in parte, sta nei cosiddetti bias comportamentali: trappole mentali che ci

portano a valutazioni distorte.

Pensate al “bias del confronto sociale”: confrontarsi continuamente con chi ha fatto meglio di noi può portarci a sottovalutare le

nostre scelte e a rincorrere performance che, magari, comportano rischi non compatibili con i nostri obiettivi.

O all’“overconfidence”, la tendenza a

sopravvalutare la propria capacità di scelta dopo qualche successo.

E, ancora, al “confirmation bias”: cercare solo notizie che rafforzano le nostre

convinzioni, ignorando segnali contrari.


Questi errori percettivi sono umani, ma possono portarci fuori strada. Ecco perché condividere le proprie scelte e riflessioni con un consulente finanziario può fare la differenza: non solo aiuta a riportare la bussola sugli obiettivi reali e sul corretto profilo di rischio, ma permette anche di prendere decisioni più consapevoli, mettendo ordine tra emozioni, aspettative e realtà di mercato.

In fondo, la soddisfazione dell’investitore nasce spesso da questa alleanza: confronto, supporto e strategie condivise per un percorso non solo più redditizio, ma anche più sereno.


La prossima volta che controllate il vostro portafoglio, provate a chiedervi: sono soddisfatto perché ho fatto meglio dell’indice o perché sto costruendo il mio percorso?  


Grazie. Alla prossima! 

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